Vengono raccolte in questo spazio gli elaborati e le riflessioni della docente di Tuina Simona Paravagna.

 

I

Medicina Tradizionale Cinese: una medicina della salute 

Il fondamento della medicina è l’arte di governare

Neijing Sowen

 

Van Nghi in un articolo apparso sulla rivista Civiltà Orientale[1] ci ricorda che in cinese le azioni di governare un paese e curare un uomo sono indicate dal medesimo verbo Zhi (governare). Questa corrispondenza tra il governo di un luogo e quello del corpo rende immediatamente l’idea di una profonda differenza di approccio tra medicina “d’oriente” e medicina “d’occidente”. In primis, se la medicina può essere descritta come l’arte di governare il corpo, allora essa non è praticata in funzione della malattia, ma della salute[2]. Nelle parole di Van Nghi «per i Cinesi la salute non è soltanto l’equilibrio armonioso dell’uomo considerato come parte integrante dell’ambiente esterno: poiché l’ambiente si evolve ciclicamente al ritmo delle stagioni, tale equilibrio non potrà essere altro che dinamico e l’uomo e l’universo dovranno ritrovarsi in una risonanza armoniosa detta Dao»[3]. Vediamo quindi come la malattia sia considerata espressione di uno squilibrio cosmico tra uomo e universo, in una incessante interazione tra i due. Ne consegue che se l’uomo conduce una vita irregolare che contrasta i ritmi cosmici e naturali si svilupperà uno squilibrio al suo interno che lo renderà maggiormente vulnerabile ai fattori esogeni. In una interazione speculare, anche le variazioni eccessive e repentine dell’ambiente turbano l’equilibrio difensivo dell’organismo.

Entrando più in profondità nel pensiero medico-filosofico cinese e aggiungendo la componente emozionale, la malattia è un’alterazione dell’energia vitale qi che viene a trovarsi in eccesso o in deficit a causa di alterazioni e squilibri della componente yin e yang all’interno dell’organismo. La tradizione classica accosta fattori esterni, per esempio di natura climatica, germi, virus e parassiti a fattori interni per definire l’insorgenza della malattia. Le sette emozioni sono identificate come cause patogeniche interne fondamentali; gioia eccessiva, pensiero ossessivo (rimuginazione), tristezza, paura, collera, depressione e spaventi, che nella nostra lingua definiscono stati d’animo generali, in MTC costituiscono turbe organiche specifiche. L’intensità e il perdurare di tali passioni possono indurre disarmonie più o meno gravi in primis a livello psichico e subito dopo a livello degli organi[4].

L’impossibile scissione tra psiche e soma, che si trova invece alla base dell’intervento della biomedicina, che si verifica nella MTC è tradotta immediatamente già dai primi secoli a.C. nell’assunto di base che costituisce l’approccio primario di questa medicina: «ogni evento patologico fisico comporta sempre a lungo andare uno squilibrio psichico e stati emozionali alterati hanno sempre ripercussioni anche a livello fisico»[5]. Il motivo per cui le emozioni eccessive causano malattia si trova nel fatto che rendano ostico il fluire armonioso del qi e ne compromettano alterandoli i movimenti fisiologici. L’attacco che le emozioni in eccesso producono è diretto sia all’organo specifico sia alla sua “anima” peculiare quindi agli Shen, Hun e Po, al proposito, al volere. Non mi addentrerò in questo, di seguito si troverà qualche accenno sullo Shen, alla base della relazione terapeuta/assistito.

«I Santi non aspettano che il male sia manifesto per trattarlo, ma se ne occupano prima che si manifesti. Attendere che la malattia si sia manifestata per porvi rimedio e che il disordine si sia insediato per occuparsene è come attendere la battaglia per forgiare le proprie armi. Non è forse troppo tardi?»[6].

Nell’ottica preventiva, la malattia per la medicina cinese non è un frutto accidentale del caso, ma è l’esito del rapporto che il soggetto costruisce con sé stesso e con l’ambiente in cui vive. In questi termini, sia la tradizione confuciana che quella taoista hanno dato il proprio contributo alla medicina: la prima indicando una serie di norme preventive per il mantenimento della salute, la seconda presupponendo un lavoro costante su di sé.

 


[1]                Van Nghi, N. (a) 1989

[2]     Nell’antica Cina il medico percepiva il proprio onorario esclusivamente da pazienti sani ed era tenuto a curare gratuitamente i propri assistiti che si fossero ammalati.

[3]     Van Nghi 1989, N. (a) p.16

[4]     Cfr. Berrera Oriss 13/14 p. 80

[5]     Cfr. Berrera Oriss 13/14 p. 80

[6]     Neijing Sowen, cap. 2

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