«Prima di tutto rettificate il vostro Shen: perché è lo sguardo che voi portate al malato che richiama la regolazione dei suoi Shen. In questo modo farete circolare i soffi energetici con facilità», è ciò che si legge nel capitolo 54 del Neijing Suwen [1]. L’incontro tra lo Shen del terapeuta e quello dell’assistito è possibile solo se il terapeuta vive il vuoto del cuore; secondo la medicina cinese è tale incontro che consente di attivare le forze di autoguarigione di chi riceve un trattamento.

L’assenza di una corrispondenza culturale del concetto di Shen e la polisemia intrinseca a questo termine nella lingua cinese determinano una difficoltà estrema alla traduzione; semplificando, forse troppo, con Shen vorrei indicare ciò che al momento del concepimento arrivando dallo Shen universale – secondo la mistica taoista dal grande Shen – entra nell’individuo, si va a localizzare nel Cuore e lo anima; il Cuore, insieme al sangue, manda in circolo in tutto il corpo lo Shen incarnato che raggiunge così tutti gli organi e qui acquista le caratteristiche specifiche di ogni organo[2]. Questo spiega il protagonismo del Cuore nell’atto terapeutico e la necessità della sua centralità e “svuotamento”. Di seguito vorrei soffermarmi ancora sul ruolo del Cuore come introduzione alla pratica terapeutica di TuiNa.

Il Cuore è l’organo fondamentale per comprendere la peculiarità del massaggio energetico TuiNa. Da un punto di vista fisico, il Cuore presiede al senso del tatto che possiamo definire l’Imperatore dei sensi; nei Cinque Movimenti infatti, il tatto è associato al Movimento Fuoco, all’organo Cuore, che ha il compito, come abbiamo già visto, di “essere e di non agire”, ma di  soppesare ciò che arriva dall’esterno. Attraverso il tatto, che si apre nelle mani, il Cuore ricompone l’intero organismo in processo a catena che vede coinvolti tutti gli organi:

 

dalla percezione esteriore del Cuore, secondo le manifestazioni dei cinque elementi, si raggiunge la Coscienza del sentire attraverso la tattilità e sensibilità del connettivo rappresentato dalla Milza; si interiorizza nel Polmone che “stringe e serra”, ricorda e compara i dati; viene depositata nei Reni per costruire la memoria o esprimere la Volontà. Poi si può iniziare ad agire, ad esteriorizzare un intento di azione con il Fegato oppure “stare” nei Reni, costituire la memoria corporea, contribuire alla forma costituzionale».[3]

 

L’ascolto empatico e la possibilità stessa del trattamento deriva da un esercizio costante del tatto e al vuoto del Cuore grazie al quale è possibile recuperare uno spazio-tempo dove si compiono le relazioni primarie e significative per il soggetto che si sta trattando – tra i vari organi e le emozioni ad essi correlate -  in quel momento esiste solo il presente della percezione, per cui, «al momento opportuno, quando l’occasione si presenta all’esterno, la maestria nasce dall’interno, la mano si muove seguendo il cuore, il metodo scaturisce dalla mano.»[4]  

L’allenamento costante conferisce all’operatore la facoltà di captare le comunicazioni non-verbali che il corpo invia e riceve, recependo l’altro e se stesso, in un mutuo scambio si impara a discernere ciò che scorre correttamente e ciò che è bloccato. Tutto ciò, nella pratica, permette di scegliere le manovre che attivano la circolazione nei canali, stimolando soffi e sangue e facilitando le trasformazioni dei blocchi, quelle cioè più adatte a permettere alla vita di procedere.

Nel vuoto del Cuore si realizza quindi Gan jin, la risonanza che permette l’armonizzazione energetica tra l’operatore e la persona che riceve. In questo processo di palpazione, valutazione , visualizzazione, aumenta la consapevolezza delle zone reattive che dispiegano il loro potenziale emozionale e funzionale e avviene un’importante riequilibrio della matrice energetica per il ricevente, d’altra parte, l’operatore avrà un feedback sul proprio “stato percettivo”, di conseguenza sul stato energetico.

In tal senso, la verbalizzazione nella tradizione taoista rappresenta una limitazione dell’atto terapeutico in quanto interferisce con la completezza della percezione, innescando il sistema del logos, parcellizza le sensazioni in categorie, perdendo la visione d’insieme.

Per esempio, nel prendere i polsi del paziente, si possono analizzare e categorizzare minuziosamente ogni tratto esperito (intensità, suono, posizione) oppure, seguendo una disposizione maggiormente taoista, si può entrare in risonanza con la percezione generale che i polsi permettono di ottenere del paziente.

«Dalla tecnica “banale” che è la percezione del polso, che è un’indagine di tipo obiettivo, i cinesi tirano fuori trentadue tipi di polso diversi. E il polso è la lettura di organi e visceri, la lettura di energia e di sangue, e si determina, attraverso la lettura del polso, la salita e la discesa delle energie del sangue ed eventuali blocchi; quindi poter pervenire a questo tipo di lettura risulta essere una cosa estremamente sottile che, nella tradizione cinese, è formalizzata anch’essa dal concetto di Shen»[5]. Lo Shen è nelle parole di Taccola «questa capacità, è la possibilità di percepire le forme dell’energia e sintetizzarla in un feedback relazionale, che è il movimento di energia stesso, e da questo andare ad armonizzare il soggetto che hai di fronte. Quindi capisci bene che questa cosa è proprio un percorso.

Possiamo concludere allora che la caratteristica del pensiero tradizionale, comune a molte medicine, è che da subito, nell’apprendimento, l’allievo pratichi. La difficoltà maggiore allora risiede proprio nella percezione,  perché essa si può sviluppare esclusivamente a partire dal vuoto.

Inoltre, a teoria dei saperi tradizionali è una teoria di tipo simbolico, una traccia che ti permette un’astrazione, perché ti permette di pensare, ma allo stesso tempo ti permette di avere una accoglienza di quello che senti. Per comprendere ciò possiamo nuovamente ricorrere all’esempio dei polsi. I polsi sono energia e sangue, ying e yang; quando si ascolta il polso del sangue, si ha il simbolo del sangue, nello stesso tempo non c’è altro che quello che si sta percependo, si ha una traccia, non una logica; è un sistema formale basato sul simbolismo e conseguentemente sull’analogia. Anche la descrizione di quello che si sente è analogica: un polso che si sente estremamente in superficie è definito galleggiante, un polso in superficie teso è definito un polso di vento, ecc. Si dà  una qualità simbolica alla propria percezione.




[1]     Larre, C., Rochat de la Vallée E. (b) (1994)

[2]     A rendere conto della complessità del concetto di Shen Cfr. Rossi E., Shen. Per una distinzione tra grande e piccolo Shen Cfr. Bottalo F., Il cammino dell'anima.

[3]     Berti, F. (a cura di), 2014.

[4]     Da Qianjin Yifang, citato in T.J. Kaptchuk, The Web That Has No Weaver, Contemporary Books, 2000, p.159.

[5]     Taccola in intervista tratta da Simona Paravagna, Gli indizi della cura.