Quest’anno il convegno AMAL festeggia i 25 anni dell’Associazione affrontando un argomento di grande interesse ed impatto nella professione medica e non solo: il dolore.

Secondo l'International Association for the Study of Pain (IASP) il dolore è “ un' esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata a danno tissutale, in atto o potenziale”.

Secondo un’analisi del WHO la prevalenza del dolore cronico di qualsiasi entità nei Paesi Industrializzati è pari al 41% e, in Europa, si stima che il 25% dei soggetti adulti soffra di un dolore moderato-severo.

Per dolore cronico si intende un dolore persistente od intermittente che perdura per più di tre mesi.

In Italia 10-15 milioni di persone soffrono di dolore cronico non neoplastico, principalmente a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.

Solo la metà dei soggetti affetti da dolore cronico però si rivolge ad un medico, principalmente al Medico di Medicina Generale, più raramente al terapista del dolore.

Infatti si ritiene che circa il 61% degli italiani affetti da un dolore cronico non sappia come affrontarlo.

La difficoltà di affrontare nel modo più adeguato il dolore non è però vissuta solo dal paziente, ma spesso anche dal terapeuta, il quale non di rado sottovaluta o non comprende appieno ciò che il paziente prova.

Tale difficoltà è ancor più spiccata quando il dolore cronico affonda le sue origini in un disturbo depressivo. Infatti la malattia depressiva sviluppa non solo disturbi emotivi, ma anche numerosi sintomi somatici come mal di testa, vertigini, insonnia, disturbi dell’appetito, nonché dolore viscerale cronico (gastrointestinale, precordiale, o a carico del rachide).

L’associazione tra dolore e depressione può essere spiegata, almeno in parte, dal fatto che queste due condizioni patologiche condividono vie biologiche e neurotrasmettitori.

Serotonina e noradrenalina, ad esempio, sono parte del sistema analgesico endogeno, modulano lo stato emozionale e sono coinvolte nello sviluppo di alcuni sintomi fisici ed emotivi della depressione.

Le modificazioni dello stato emotivo, conseguenti alle alterazioni di tali vie biologiche e sistemi neurotrasmettitoriali, influenzano quindi anche la percezione degli stimoli dolorosi, che risultano amplificati nei soggetti affetti da depressione ed ansia.

Nei soggetti con disturbi dell’umore inoltre sembra esservi anche una alterata percezione degli stimoli nocicettivi. Sebbene i meccanismi sottostanti a tale alterazione non siano ancora completamente elucidati, sembra che le modalità di azione dello stimolo doloroso giochino un ruolo chiave nella percezione dello stesso.

 

Uno studio epidemiologico ha evidenziato come l’incidenza di depressione nei pazienti affetti da dolore cronico sia pari al 51%, mentre circa il 65% dei pazienti affetti da depressione manifesta anche dolore cronico.

Nei paesi anglosassoni circa i due terzi dei pazienti che nell'ambito delle Cure Primarie vengono avviati ad un trattamento antidepressivo, presenta come comorbidità il dolore cronico. Sempre nell'ambito delle Cure Primarie il 42% dei pazienti riferisce, prima di intraprendere una terapia antidepressiva, di soffrire di dolore cronico di entità tale da interferire con le attività della vita quotidiana.

Nonostante, quindi, sia ben nota l’associazione tra depressione e dolore cronico, non di rado il disagio fisico non viene preso in considerazione nel trattamento.

Questo è vero, in particolar modo, nell'ambito delle Cure Primarie dove, frequentemente, si tende a trattare o solo il dolore o solo la depressione, trascurando la possibile relazione tra queste due condizioni morbose.

 

Questa trascuratezza fa sì che i già elevati costi sociali e personali di tali patologie aumentino in modo considerevole. Inoltre l’inadeguato miglioramento clinico crea un clima di sfiducia nei confronti del terapeuta e dei trattamenti proposti, rendendo ancor più difficile la cura di tali problematiche.

La Medicina Tradizionale Cinese con il suo caratteristico approccio olistico al paziente, il considerare l’uomo nella sua totalità di mente e corpo rappresenta un valido aiuto nella terapia di questi disturbi.

Infatti i risultati di una meta-analisi di 25 studi di alta qualità, dopo aver analizzato i dati provenienti da ben 18.000 pazienti, evidenziano come l'agopuntura possa rappresentare una valida opzione terapeutica per il trattamento del dolore cronico e sia in grado di indurre anche un miglioramento contemporaneo dei sintomi depressivi.

Inoltre l'associazione tra agopuntura e farmaci antidepressivi, migliorando la risposta ai farmaci e riducendone gli effetti collaterali, risulta essere particolarmente utile non solo nei pazienti con sintomi fisici, ma anche nei pazienti anziani e nei pazienti defedati.

 

Dott. Natour Mohammad e Dottoressa Saettone Sara

 

BIBLIOGRAFIA.

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www.retedolore.it

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